Salvator Mundi
Gian Lorenzo Bernini
Basilica di San Sebastiano fuori le mura
Il busto del Salvatore (Salvator Mundi) è l'ultima scultura di mano dello scultore barocco Gian Lorenzo Bernini, eseguita nel 1679, quando l'artista aveva ormai ottant'anni, e da lui lasciata in testamento all'amica e committente la regina Cristina di Svezia. Considerato perduto, fu "riscoperto" nel 2001 da Francesco Petrucci, forse il più grande studioso vivente dell'opera del grande maestro, l'attribuzione del quale è stata largamente condivisa dalla pressoché totalità degli storici dell'arte, ed è attualmente conservato nella basilica di San Sebastiano fuori le mura a Roma.
Lo storico dell'arte Tomaso Montanari, uno dei maggiori studiosi del Bernini, non ritiene però la scultura opera dell'artista, preferendogli la versione nel Chrysler Museum di Norfolk.
Gesù Cristo, il Salvatore, è raffigurato «più grande del naturale» (103 cm) con la mano destra leggermente sollevata, come in atto di benedire. Bernini attribuiva particolare importanza a questo «divino simulacro» che egli chiamava il suo «beniamino», cui dedicò «tutti gli sforzi della sua cristiana
pietà e dell'arte medesima».
Dai contemporanei fu considerata un'opera straordinaria degno testamento dell'eccezionale carriera dell'artista. Per Bernini l'opera mancava «di vivacità e tenerezza e delle altre buone qualità dell'operar suo» a causa dell'età avanzata.

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