mercoledì 28 febbraio 2024

Biografia

 Gian Lorenzo Bernini


Gian Lorenzo Bernini nasce a Napoli il 7 dicembre 1598 dove il padre
Pietro, sculture, e la madre Angelica Galante si erano da poco trasferiti.
Nel 1606 la famiglia fa ritorno a Roma: Pietro ottiene la protezione del
cardinale Scipione Borghes. In questo contesto ci sarà occasione per il
giovane Bernini di mostrare il suo precoce talento.
Gian Lorenzo si forma alla bottega del padre e con lui realizza i suoi primi
lavori. Tra le sue opere principali di questo periodo vi sono il "Ratto di
Proserpina" (1620-23), "Apollo e Dafne" (1624-25) e il "David": a
differenza dei David di Michelangelo e Donatello, Bernini s'interessa al
momento di massimo dinamismo, quando l'energia esplode e si fa
manifesta nel tendersi dei muscoli, nella violenta torsione a spirale del
busto e nella fierezza del volto.
Le opere del Bernini definiscono la sua personalità, forte degli
insegnamenti del padre ma nello stesso tempo innovatore dello spirito di
tutta una generazione.
È ancora giovanissimo quando papa Urbano VIII Barberini, con il quale
l'artista stabilirà un durevole e proficuo rapporto di lavoro, gli
commissiona il "Baldacchino di S. Pietro" (1624-1633), un colosso bronzeo
di quasi trenta metri. L'opera si erige sulla tomba di Pietro ed è sostenuto
da quattro colonne che colmano lo spazio sotto la cupola della Basilica,
che s'attorcigliano sul loro fusto come enormi rampicanti, e che sono
raccordate in alto da una incastellatura di volute a "dorso di delfino".
Questo'opera non può considerarsi un'architettura, nè una scultura, nè
una pittura, ma centra perfettamente lo scopo.
Nel 1629 Papa Urbano VIII nomina Bernini architetto sovrintendente alla
Fabbrica di S. Pietro. Le fontane sono un prodotto tipico del gusto
barocco; Bernini inaugura una nuova tipologia, quella a vasca ribassata:
sempre per il papa esegue la "Fontana del Tritone" in Piazza Barberini e la
"Fontana della Barcaccia" in Piazza di Spagna, a Roma.
Tra il 1628 ed il 1647 realizza la "Tomba di Urbano VIII" nella Basilica di
San Pietro. Sempre in questo periodo realizza due dei suoi busti-ritratto
più famosi: quelli di Scipione Borghese e Costanza Buonarelli, visi senza
segreti che si mostrano in tutte le loro sfumature caratteriali.
Nel 1644 muore papa Urbano VIII e si scatenarono le gelosie rivali tra
Bernini e Borromini, con il quale ci ebbe ripetuti attacchi e polemiche in
occasione dei lavori per la facciata di Palazzo Barberini, sin dal 1630.
In seguito Gian Lorenzo Bernini trova l'appoggio di Papa Innocenzo X per il
quale esegue la decorazione del braccio lungo di S.Pietro e realizza la
"Fontana dei Quattro Fiumi" (1644) a Piazza Navona a Roma. In seguito
realizza la "Verità", i busti di Innocenzo X Pamphili e il busto di Francesco I
D'Este.
Durante il pontificato di Alessandro VII Chigi, Bernini ottiene l'incarico di
dare una configurazione confacente per significati e funzioni, alla piazza
antistante la Basilica di San Pietro.
Nel 1656 Bernini progetta il colonnato di San Pietro, compiuto nel 1665
con le novantasei statue del coronamento. L'artista riprende lo spirito
dell'architettura dell'impero, dandole vita con le colonne e aggiungendo
dei particolari scultorei.
Sempre nel 1665 si reca in Francia per eseguire il busto di Luigi XIV. Pur
destando ammirazione a Versailles, la fama di Bernini genera
nell'ambiente accademico un clima di diffidenza che fa naufragare ogni
sua aspettativa, compreso il grandioso progetto per il Louvre di Parigi.
Rientrato in Italia porta a compimento i lavori in San Pietro e si dedica, tra
altre attività, al Monumento funebre di Alessandro VII.
Clemente IX Rospigli succede ad Alessandro VII nel 1667: questi affida al
Bernini la sistemazione del ponte davanti a Castel Sant'Angelo. Bernini
esegue due dei dieci angeli che devono decorare il ponte: vengono
giudicati talmente belli che si decide di collocarli nella chiesa di
Sant'Andrea delle Fratte per proteggerli dalle intemperie.
L'attività dell'artista si conclude sotto il pontificato di Innocenzo XI
Odescalchi. L'ultima sua scultura è il "Salvatore" che si trova custodita nel
Museo Chrysler di Norfolk in Virginia.
Dopo una lunghissima vita dedicata all'arte, dopo aver imposto il suo stile
a tutta un'epoca, Gian Lorenzo Bernini muore a Roma il 28 novembre
1680, all'età di 82 anni.


giovedì 22 febbraio 2024

Ratto di Proserpina - Galleria Borghese

Ratto di Proserpina -

Galleria Borghese - 


L'opera, in candido marmo di Carrara, fu eseguita tra il 1621 e il 1622 dallo scultore ventitreenne Gian Lorenzo Bernini, su commissione del cardinale-protettore Scipione Caffarelli-Borghese. Scipione Borghese, che iniziò a retribuire il giovane Bernini a partire dal giugno del 1621, avrebbe infine collocato l'opera ultimata nella propria villa fuori Porta Pinciana il 23 settembre dell'anno successivo.

Il Ratto di Proserpina, tuttavia, rimase poco tempo a villa Borghese, poiché nel 1623 Scipione fece dono dell'opera al cardinale Ludovico Ludovisi, che la espose nella propria villa. 
Non si sa ancora perché Scipione abbia regalato il gruppo scultoreo a Ludovisi: c'è chi suppone che si sia trattato di un gesto mosso da considerazioni di opportunità politica, oppure chi ritiene sia stata una semplice attestazione di «buona volontà» da parte del Borghese.
Il Ratto di Proserpina, in ogni caso, fu acquistato dallo Stato italiano solo nel 1908, e ricollocato nello stesso anno presso la galleria Borghese

L’opera raffigura il rapimento di Proserpina per mano di Plutone, dio degli Inferi. Il mito, presente sia in Claudiano sia in Ovidio, narra del rapimento della fanciulla sulle rive del lago di Pergusa, nelle vicinanze di Enna. La madre Cerere, dea delle messi, folle di dolore, ridusse alla siccità la terra, costringendo Giove a intercedere presso Plutone per consentire alla giovane di tornare da lei per sei mesi l’anno. 

Bernini rappresenta il momento culminante dell’azione: il dio fiero e insensibile sta trascinando Proserpina nell’Ade, i muscoli sono tesi nello sforzo di sostenere il corpo che si sta divincolando, tanto che le mani di Plutone affondano nella sua carne.

L’impianto della scultura è spinto fino ai limiti della stabilità dalle due figure che si ritraggono l’una dall’altra pur rimanendo frontali rispetto allo spettatore. L’avvitamento della fanciulla richiama il virtuosismo di gusto manierista, ma la potenza della plastica, la tensione dei muscoli, la tenerezza sensuale delle carni, l’intensità del sentimento esprimono un nuovo linguaggio espressivo, fondato su un naturalismo evidente nella straordinaria resa materica delle superfici. 




Enea, Anchise e Ascanio - Galleria Borghese

 Enea, Anchise e Ascanio -

Galleria Borghese -



Il  gruppo scultoreo di Enea, Anchise e Ascanio fu eseguito da Gian Lorenzo Bernini fra il 1618 e il 1619, quando l’artista aveva vent’anni.

 

Il soggetto proposto è ripreso dal libro dell’Eneide di Virgilio nel quale viene raccontata la fuga dei tre personaggi da Troia in preda alle fiamme. Sebbene l’opera si attenga a quanto narrato nel testo, non mancano le interpretazioni personali del Bernini.

 

Enea porta sulle spalle il padre Anchise che oramai è paralizzato e non potrebbe scappare da solo. A sua volta Anchise tiene in mano un vaso contenente i Lari Tutelari, cioè gli antenati.

Segue a ruota Ascanio, figlio di Enea che stringe fra le mani l’eterno fuoco custodito nel tempio di Vesta che servirà per accendere una nuova esistenza a Roma.

 

Le tre diverse età dei protagonisti hanno consentito a Bernini di dare sfoggio al suo virtuosismo tecnico nella resa dei rispettivi corpi.

Mentre l’epidermide del bambino è levigata ma percettibile come morbida, quella di Enea è più turgida se paragonata a quella ricca di pieghe di Anchise.

 

Il gruppo di Enea, Ascanio e Anchise è il più datato dei quattro (gli altri sono l'Apollo e Dafne, il Ratto di Proserpina, e il David) che il cardinale Scipione Borghese aveva commissionato all’artista e già dall’ottobre del 1619 era esposta nella villa di Scipione.

 

L'opera, in un certo senso ancora sperimentale, rivela inoltre una meditata riflessione su numerosi brani pittorici. Tra i riferimenti iconografici più significativi troviamo il San Girolamo di Caravaggio, cui Bernini si rifece per la figura di Anchise, ma anche l'Ultima comunione di San Girolamo di Domenichino, l'Incendio di Borgo di Raffaello Sanzio e il Tondo Doni di Michelangelo.

 


David - Galleria Borghese

 David -

Galleria Borghese -


Gian Lorenzo Bernini iniziò il David nel 1623 su commissione del cardinale Alessandro Peretti, che intendeva inserirla nel contesto scenografico del giardino della sua Villa Montalto
Morto quest'ultimo, la commissione dell'opera fu prontamente rilevata dal cardinale Scipione Caffarelli-Borghese, avido collezionista e abile scopritore di talenti artistici, che già nel maggio 1624 poté collocare il David ormai ultimato al piano terra della propria villa presso porta Pinciana, oggi sede della galleria Borghese.

Bernini riprese un mito biblico già trattato da DonatelloMichelangelo Buonarroti, e Andrea Verrocchio. Proprio come fece Michelangelo, Bernini si distacca dall'iconografia tradizionale scegliendo di raffigurare David nell'istante che precede il lancio del sasso contro Golia.

È in questo modo che lo scalpello del Bernini diede vita a un'opera ricca di dinamismo, in pieno accordo con la poetica barocca. La grande concentrazione di David, in procinto di compiere un gesto che potrebbe cambiare completamente le sorti dello scontro, è infatti ribadita da numerosi dettagli, tutti attentamente studiati dal Bernini. Il volto dell'eroe ha un'espressione corrucciata nello sforzo di raccogliere le energie necessarie per scagliare la pietra, e le braccia sono contratte sulla fionda; lo sguardo è teso verso il bersaglio, mentre le labbra sono serrate per lo sforzo. 

L'aneddotica del tempo riporta inoltre che il volto del David costituirebbe in realtà un autoritratto del Bernini, che avrebbe fissato le proprie fattezze nel marmo guardando alla propria immagine riflessa in uno specchio, provvidenzialmente retto da Maffeo Barberini, futuro committente dell'artista.

Ai piedi di David sono invece riposte la corazza di re Saul, lasciata cadere perché troppo pesante, e una cetra che verrà suonata dopo la vittoria: è significativo notare che lo strumento musicale termina con una testa d'aquila, un esplicito messaggio di esaltazione dinastica della famiglia di Scipione Caffarelli-Borghese, committente dell'opera.




Angelo con corona di spine - Angelo con cartiglio - Basilica di Sant'Andrea delle Fratte

Angelo con corona di spine - Angelo con cartiglio -

Basilica di Sant'Andrea delle Fratte - 



Angelo con corona di spine e Angelo con cartiglio sono due splendide statue di angeli custoditi all’interno della Chiesa di Sant’ Andrea delle Fratte a Roma, poco distante dalla più celebre Piazza di Spagna, nel rione Campo Marzio.

I due angeli sono stati realizzati nel 1667 da  Gian Lorenzo Bernini, su commissione del Papa Clemente IX Rospigliosi.

Entrambe le statue sono scolpite in una posa classica e rifinite nei minimi particolari, con estrema cura nei dettagli tanto che Gian Lorenzo Bernini lavora ben due anni alla loro completa realizzazione.

Invero, in origine il Bernini esegue i due angeli per Ponte Sant’ Angelo ma, in seguito, gli stessi, ritenuti troppo belli per essere posti sul ponte e lasciati all’aperto e alle intemperie atmosferiche, vengono donati alla Chiesa di Sant’ Andrea delle Fratte, mentre gli angeli che attualmente si trovano sul Ponte Sant’Angelo sono delle copie e sono stati realizzati dagli allievi del Bernini, sotto la sua rigida guida e direzione. In particolare la copia dell’ Angelo con corona di spine viene realizzata dallo scultore Paolo Naldini mentre la copia dell’ Angelo con il cartiglio viene realizzata da Giulio Cartari.


L’ Angelo con corona di spine, così chiamato in quanto regge tra le mani una corona di spine, è raffigurato in piedi, a figura intera, con il busto inclinato ma composto, la gamba destra leggermente piegata in avanti e lo sguardo rivolto lateralmente, il tutto delineato nei minimi particolari che conferiscono all’opera un pacato senso di dinamismo.


L’ Angelo con cartiglio è, anch’esso, raffigurato in piedi, a figura intera, con la gamba destra piegata leggermente in avanti mentre tra le mani regge il cartiglio dell’Inri, spostato sul lato destro. Il marmo perde la staticità del peso donando ad entrambe le statue un perpetuo senso di leggerezza e di movimento.


Apollo e Dafne - Galleria Borghese

Apollo e Dafne - 

Galleria Borghese - 



Apollo e Dafne fu commissionata dal cardinale Scipione Caffarelli-Borghese allo scultore Gian Lorenzo Bernini, all'epoca poco più che ventenne. L'esecuzione fu iniziata nell'agosto del 1622 e terminò nel 1624,  avvalendosi della collaborazione di uno dei componenti della sua bottega, lo scultore carrarese Giuliano Finelli, che intervenne nelle parti più delicate dell'opera, eseguendo il fogliame e le radici.

Apollo è raffigurato nell’atto di correre, col piede destro a terra e il sinistro sospeso; il panneggio, che gli copre i fianchi e la spalla sinistra, accompagna il suo movimento. Egli, giunto al termine dell’inseguimento, poggia la mano sinistra sul corpo di Dafne. Sotto il tocco del dio, la ninfa, istantaneamente bloccata nella sua fuga con le braccia protese in alto e il volto che tenta di volgersi all’indietro, ha già mutato i suoi piedi in radici e le mani e i capelli in fronde di alloro.

Soggetto del gruppo scultoreo è la favola di Ovidio tratta dalle Metamorfosi, dove si narra di Apollo che, a causa di una vendetta di Eros, è da lui colpito con una freccia d’oro che lo fa invaghire della ninfa Dafne, seguace di Diana. La fanciulla, invece, trafitta da un dardo di piombo, rifiuta l’amore del Dio e prega suo padre Peneo, divinità fluviale, di farle cambiare sembianze. 

L’opera rappresenta il momento culminante della metamorfosi di Dafne in albero di alloro. Bernini crea una messa in scena teatrale, nella quale l’occhio dello spettatore segue lo sviluppo della trasformazione.

In origine la scultura era collocata sul lato della stanza contiguo alla cappella, poggiava inoltre su un basamento più basso dell‘attuale, espedienti utili ad aumentare l’effetto scenografico dell’opera e il conseguente coinvolgimento emozionale dello spettatore.



Statua di Urbano VIII - Musei capitolini

Statua di Urbano VIII

Musei capitolini 


Nel 1635 i Conservatori affidarono a Gian Lorenzo Bernini il compito di realizzare la grande statua di papa Urbano VIII Barberini per un compenso di 2000 scudi. La statua fu terminata nel 1640.

La scultura fu sistemata al centro della parete maggiore della Sala degli Orazi e Curiazi, dove nel 1638-1639 il Cavalier d’Arpino (Giuseppe Cesariaveva portato a compimento la decorazione pittorica della sala. La statua era collocata tra la scena del Combattimento degli Orazi e Curiazi e quella della Battaglia di Tullo Ostilio contro i Veienti e i Fidenati.

Fu rimossa dalla collocazione originaria nel 1798, al tempo dell’occupazione francese. Dopo un restauro eseguito nel 1816, fu ricollocata per volontà di Pio VII nel lato breve della sala, su una nuova base, al posto di una perduta statua onoraria in bronzo di Sisto V (1585-1590) eseguita da Taddeo Landini, distrutta dai francesi durante i drammatici avvenimenti del 1798.
Dal lato opposto della sala vi è invece quella  in bronzo di Innocenzo X, eseguita dall'Algardi.

Gian Lorenzo Bernini eseguì nell’arco del papato di Maffeo Barberini una grande quantità di effigi del pontefice in marmo e in bronzo, segno di un sodalizio duraturo e prolifico tra committente e artista.

 



La Verità svelata dal Tempo - Galleria Borghese

 La Verità svelata dal Tempo -

Galleria Borghese -


La Verità svelata dal tempo fu eseguita tra il 1645 e il 1652; Bernini intendeva mostrare la Verità rappresentata allegoricamente come una giovane donna nuda che viene privata dei veli dalla figura del Tempo sopra di lei, ma questa seconda allegoria non è mai stata eseguita. Bernini aveva espresso la sua intenzione di aggiungere la figura nel 1665.

La Verità fu realizzata da Gian Lorenzo Bernini per sé stesso in un periodo difficile della sua carriera, culminato con l’abbattimento di uno dei campanili da lui progettati per la Basilica di S. Pietro e con l’elezione al soglio pontificio nel 1644 di Innocenzo X Pamphilj, che gli preferì come architetto Francesco Borromini.

Raffigurata come una fanciulla sorridente e nuda, la Verità è seduta su un masso roccioso, tiene nella mano destra il sole e poggia la gamba sinistra sul globo terrestre, secondo un’iconografia già canonizzata nella celebre Iconologia di Cesare Ripa (1600).

L’opera doveva far parte di un gruppo scultoreo rappresentante l’allegoria della Verità svelata dal Tempo, mai portato a termine. Alla morte dell’artista il grande blocco di marmo destinato alla realizzazione del Tempo in volo, rivelatore della Verità, fu venduto dagli eredi.

Del gruppo scultoreo sono noti numerosi disegni autografi; nella figura della Verità si possono riconoscere dei legami con l’incompiuta Allegoria della Virtù di Correggio (Antonio Allegri), conservata presso la Galleria Doria Pamphilj di Roma.



Estasi della beata Ludovica Albertoni - Chiesa di San Francesco a Ripa

 Estasi della beata Ludovica Albertoni -

Chiesa di San Francesco a Ripa -


La scultura “Estasi della beata Ludovica Albertoni”, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini fu realizzata dall’artista nel 1674 per la chiesa di San Francesco a Ripa, a Roma.

La terziaria francescana Ludovica Albertoni, visse a Roma del 1474 e il 1533 e venne beatificata nel 1671 per le sue visioni mistiche e la dimensione trascendentale che aveva.

 

In quello stesso anno la famiglia Altieri volle dedicarle un importante altare nella propria cappella all’interno della chiesa di San Francesco e affidò il progetto tutto da inventare nelle mani di Gian Lorenzo Bernini che all’epoca aveva una settantina d’anni.

 

Lo scultore e architetto oramai celeberrimo e conteso da tutte le corti d’Europa, si fece carico della struttura architettonica della cappella facendo realizzare due pareti inclinate e arretrando la parete di fondo per nascondere le due finestre verticali.

In questo modo creò un’efficace illuminazione radente capace di dar luce all’opera nella penombra della cappella.

 

Scolpì poi Ludovica Albertoni su di un letto finemente lavorato sorretto da un drappeggio in diaspro che sembra leggero quanto una nuvola. Il corpo della donna è semi disteso con la schiena inarcata. Rivolge il volto verso l’alto mostrando un forte coinvolgimento estatico.

Con il capo velato e le mani portate al petto che movimentano la veste per aumentare il senso di sconvolgimento, la mistica è completamente in preda all’estasi che sta vivendo.

 

Bernini volle rappresentare il momento esatto in cui la beata veniva pervasa dalla potenza di Dio mostrando lo sconvolgimento dei sensi. La raffigurazione della donna in quel momento così intenso non piacque a tutti, soprattutto a quelli che vedevano nel volto della donna l’espressione di un’estasi più terrena che mistica.

 

Immediatamente dietro la scultura, fu posta una tela realizzata da Giovan Battista Gaulli detto il Baciccia, realizzata per essere in netto contrasto con l’opera in candido marmo in primo piano. Raffigura Sant’Anna con la Vergine e il Bambin Gesù.

 

La scultura della beata Ludovica Albertoni è stata restaurata recentemente, nel 2019 da Elisabetta Zatti con la supervisione di Aldo Mastroianni e Carlo Festa.

Il restauro ha coinvolto sia l’opera in marmo di Bernini che lo sfondo in oro con rilievi, gli angeli in stucco bianco e il drappo in alabastro con le frange in bronzo dorato.

 





mercoledì 21 febbraio 2024

Estasi di Santa Teresa d'Avila - Chiesa di Santa Maria della Vittoria

Estasi di Santa Teresa d'Avila -

Chiesa di Santa Maria della Vittoria - 


La grandiosa opera di Gian Lorenzo Bernini mostra la Santa con il volto e le vesti sconvolte dall’impeto dell’estasi, resa concreta dalla freccia con cui l’angelo la trafigge, simbolo dell’Amor Divino mentre la luce naturale che illumina l’opera dall’esterno carica ancor più la scena di pathos.

Fu il cardinale veneziano Federico Cornaro a commissionare all’artista la realizzazione della cappella dedicata a Santa Teresa d’Avila per accogliere le spoglie dei suoi familiari.

La scena principale con la transverberazione di Santa Teresa è posizionata al di sopra dell’altare. La Santa incontra l’angelo che le trapassa con il dardo acceso dall’amore di Dio il cuore.

Dal cielo scendono raggi di luce, resi ancora più brillanti da un lanternino nascosto e acceso.

Nei palchetti a destra e a sinistra si vedono sette cardinali e un doge appartenente alla famiglia Cornaro che guardano la scena che si sta svolgendo sotto i loro occhi.

Lo spettatore che si trova dinnanzi alla Cappella Cornaro si ritrova direttamente coinvolto nella scena e se ne sente parte.

I lavori alla Cappella iniziarono già nel 1647, quando gli scalpellini si misero al lavoro seguendo il progetto del Bernini per dar forma alle varie pietre come il diaspro, lapislazzuli, brecce, bardiglio e alabastri delle decorazioni e dei rivestimenti.

Il Bernini affidò la realizzazione dei busti dei cardinali in marmo e gli stucchi alle loro spalle a quatto diversi artisti: Antonio Raggi, Jacopantonio Fanclli, Lazzaro Morelli e Baldassarre Mari.

Lo spettacolare gruppo al centro invece fu scolpito solo da Gian Lorenzo Bernini.



Santa Bibiana - Chiesa di Santa Bibiana

 Santa Bibiana -

Chiesa di Santa Bibiana -


Santa Bibiana è una statua realizzata tra il 1624 e il 1626 e ubicata presso la chiesa di Santa Bibiana a Roma. Fu commissionata da papa Urbano VIII, che lo aveva inoltre incaricato di ricostruire l'omonima chiesa dedicata alla santa.

Nel 2018, durante un trasloco, è stato danneggiato l'anulare della mano destra, poi ripristinato pochi mesi dopo.

La statua di santa Bibiana è la prima di una lunga serie di opere a tema sacro commissionata al Bernini con l'intento di far meditare i fedeli sul significato del martirio. La scultura si trova, infatti, all'interno di una nicchia posta nell'altare centrale, contenente le reliquie della santa titolare, della madre Drafusa e della sorella Demetria, anche loro martirizzate.

Bernini rappresenta Bibiana nell'attimo precedente al martirio, dando massimo rilievo alla sua tensione psicologica. A differenza però di altre opere dello scultore, in questo caso il turbamento interiore della donna non è reso con accentuate torsioni o pose dinamiche, in quanto la figura appare statica, dritta in piedi appoggiata alla colonna del martirio, con una leggera torsione del busto rispetto alle gambe, una mano aperta verso l'esterno e l'altra a tenere la palma del martirio, la testa e lo sguardo (simile a quello delle sante di Guido Reni) rivolti in alto, nella cui direzione, sul soffitto, è affrescata l'immagine di Dio Padre.

Daniele e il leone - Basilica di Santa Maria del Popolo

 Daniele e il leone -

Basilica di Santa Maria del Popolo -


Daniele e il leone è una scultura realizzata da Gian Lorenzo Bernini tra il 1655 e il 1657 circa. Si trova collocata all'interno di una nicchia della Cappella Chigi, nella Basilica di Santa Maria del Popolo; mostra il profeta Daniele nella fossa dei leoni. 

Assieme alla statua di Abacuc e l'angelo, diagonalmente opposta, forma una più grande composizione. Gian Lorenzo Bernini cominciò a lavorare alla cappella nel 1652 per conto di Fabio Chigi, cardinale presbitero della basilica. Il suo patrocinatore fu nominato papa nel 1655 con il nome di Alessandro VII, dando un notevole impulso al restauro della cappella funeraria. 

Fino ad allora, le due nicchie accanto all'altare erano ancora vuote mentre quelle a destra e a sinistra dell'ingresso erano occupate dalle statue scolpite da Lorenzetto, su disegni di Raffaello: Giona che esce dalla balena ed Elia.

La statua di Daniele fu collocata nella nicchia a sinistra dell'ingresso. L'opera mostra il caratteristico allungamento del corpo tipico dell'ultimo Bernini. 
Il giovane profeta si sta inginocchiando e il suo piede destro è leccato dal leone addomesticato. Daniele prega con fervore, tendendo la sua figura verso destra dalla nicchia, mentre il suo volto si volge a Dio, rappresentato sul mosaico della cupola. Il drappeggio della veste ondeggia dalle spalle all'area lombare, per arrivare fino ai lati della base.



Abacuc e l'angelo - Basilica di Santa Maria del Popolo

 Abacuc e l'angelo -

Basilica di Santa Maria del Popolo -


Abacuc e l'angelo è un'opera scultorea realizzata da Gian Lorenzo Bernini tra il 1656 e il 1661. Posta in una nicchia della Cappella Chigi, all'interno della Basilica di Santa Maria del Popolo , mostra il profeta Abacuc con l'angelo di Dio. 

La statua di Abacuc è stata posta nella nicchia destra dell'altare nel novembre del 1661, ma Bernini stava lavorando su di essa dall'ottobre del 1656.
Nonostante la stretta nicchia, Bernini riuscì ad elaborare una composizione animata e drammatica. Abacuc siede su una  roccia con la cesta per il pranzo su un lato, puntando il dito verso la direzione verso la quale si vuole dirigere, mentre un bellissimo angelo dall'aspetto giovane si sporge fuori dalla nicchia, sollevando la testa di Abacuc per i capelli e indicando nella direzione di Daniele, sul lato opposto della cappella. 

Il profeta è raffigurato come un uomo anziano, barbuto, ma si presenta ancora come un uomo vigoroso.
Bernini riprese la storia dal Libro di Daniele, dove è narrato di come Dio salvò Daniele dalla fame attraverso l'apparizione miracolosa del profeta Abacuc nella fossa dei leoni . Riconoscente, Daniele mangiò quanto Abacuc gli aveva portato, mentre quest'ultimo fu riportato dove si trovava in precedenza dall'angelo.



martedì 20 febbraio 2024

San Longino - Basilica di San Pietro

 San Longino -

Basilica di San Pietro -



Il peso della cupola di San Pietro è sorretto da quattro grandi pilastri, ciascuno dedicato a un Santo e con un prezioso segreto al suo interno. 


Papa Urbano VIII volle posizionare all’interno delle nicchie dei piloni quattro santi: Santa Veronica, Sant’Elena, Sant’Andrea e San Longino. Commissionò il lavoro al Bernini ma l’artista realizzò materialmente solo il San Longino a partire dal 1631 e affidò le altre opere ad altrettanti artisti: Mochi, Bolgi e Dusquesnoy.


Alte più di quattro metri, queste grandi opere indicano quale fosse la reliquia custodita all’interno della cappella presente nel pilone. Se si guarda al di sopra delle teste dei Santi, si vedono le logge dove in occasioni particolari venivano esposte.

La scultura del San Longino è l’unica che fu scolpita da Gian Lorenzo Bernini. San Longino era il legionario romano che con la lancia trafisse il costato di Gesù sulla Croce. All’interno del pilone era stata messa la reliquia della punta della lancia che era arrivata a Roma nel 1492 grazie alla mediazione di papa Innocenzo VIII con Bayazid, il sultano turco.

Il Bernini realizzò l’opera in un arco di tempo sette anni, fra il 1631 e il 1638, scegliendo di raffigurare l’uomo immediatamente convertito dopo aver commesso il celebre gesto. Mentre volge lo sguardo verso l’alto, San Longino ha un mantello che gli avvolge il corpo che pare mosso dal vento.

L’opera è stata realizzata usando cinque diversi blocchi assemblati fra di loro con perni metallici. Il più grande è quello del corpo centrale poi è stato aggiunto un blocco per il mantello, uno per ciascun braccio e infine uno per il drappeggio dietro.

Sopra la nicchia è incisa l’iscrizione con la quale si racconta proprio della presenza della reliquia all’linterno del pilastro “Longini Lanceam, quam Innocentius VIII. á Baiazette Turcarum Tyranno accepit, Vrbanus VIII. Statua adposita, et Sacello substructo, in exornatum conditorium transtulit”


Statua di Matilde di Canossa - Basilica di San Pietro

 Statua di Matilde di Canossa - 

Basilica di San Pietro -


Il monumento a Matilde di Canossa fu commissionato da papa Urbano VIII alla fine del 1633 e iniziato nella primavera del 1634. In data 10 marzo 1634 giunse nella Basilica vaticana il corpo della contessa, proveniente dall’abbazia di san Benedetto Po (Mn) dove era sepolto in precedenza. Il lavoro venne completato e inaugurato il 21 marzo del 1637, giorno di san Benedetto, nonostante un’iscrizione indichi il 1635.

Bernini scolpì personalmente la statua dopo che la stessa era stata sbozzata da Giuseppe Balsimelli e Niccolo Sale, mentre Agostino Radi e Alessandro Loreti si occuparono della struttura architettonica.
Tra Urbano VIII Barberini e Matilde di Canossa vi fu un gran legame  ed altrettanta stima. 
È per questo che un monumento funebre è a lei dedicato dentro la Basilica di San Pietro in Vaticano.
Pochissimi sono i personaggi non ecclesiastici che hanno avuto tale privilegio. Il Pontefice volle omaggiarla con questa meraviglia commissionata à Gian Lorenzo Bernini. 

Ammirando la scultura, nel sarcofago in basso è rappresentato Enrico IV inginocchiato ai piedi di Papa Gregorio VII, che riceve la revoca della scomunica ricevuta in precedenza. 
Tutto questo avvenne dentro il Castello di Canossa, grazie all'interessamento di Matilde. Opere che raccontano la storia ed i suoi personaggi più famosi.



La visione di Costantino - Basilica di San Pietro

 La visione di Costantino -

Basilica di San Pietro -


L’opera è posizionata alla base della Scala Regia e si può ammirare a destra entrando nel porticato della Basilica di San Pietro in Vaticano.

 

Già durante il pontificato di Innocenzo Xci fu la volontà di dedicare all’imperatore romano che aveva scelto come religione di Stato il cristianesimo, un’opera monumentale nell’area vaticana. Così nel 1654 si rivolse al Bernini affidandogli la realizzazione della scultura da posizionare all’interno di una nicchia dentro la Basilica che riprendesse un po’ il modello di Matilde di Canossa.

 

Papa Innocenzo X poco dopo passò a miglior vita e il successore Alessandro VII, salito alla soglia pontificia l’anno successivo, volle ampliare quel progetto. Garantì all’artista l’arrivo da Carrara di un grande blocco di marmo per scolpire cavallo e cavaliere tirando in ballo una nuova collocazione, ai piedi della Scala Regia a cui lo stesso Bernini stava costruendo.

Per motivi ancora non ben chiari, il Bernini mise mano alla scultura non prima del 1662 dando forma poco a poco all’imperatore Costantino a cavallo.

 

La nuova nicchia, esterna alla basilica, era così grande che l’opera sembrava scomparirci dentro. Bernini risolse il problema in modo brillante, mettendo alle spalle del gruppo scultoreo un panneggio sinuoso che non solo mette in evidenza Costantino a Cavallo ma gli dona anche un maggiore dinamismo.

 

A differenza di tante altre opere dell’artista, gli esperti che a lui hanno dedicato anni di studi, sono concordi nell’affermare che quel marmo fu lavorato solo dal Bernini. Inoltre, andando a scartabellare fra i documenti relativi alla commissione, risulta che effettivamente solo a lui sono intestati i pagamenti per un totale di 7mila scudi romani.

 

Guardando l’opera si ha l’impressione di essere dinnanzi a un fermo immagine scolpito nella pietra del momento in cui l’imperatore ebbe la visione della Croce, poco prima della battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio che si era proclamato da solo imperatore.

Mentre Costantino stava pregando assieme ai suoi soldati in vista dello scontro, apparse nel cielo una Croce splendente al di sopra del sole con la scritta in latino In Hoc Signo Vinces ovvero “sotto questo segno vincerai”.

Fiduciosi e incoraggiati da quella mistica visione, i soldati di Costantino sconfissero le truppe di Massenzio ed entrarono trionfalmente a Roma concedendo la libertà di culto e quindi, di conseguenza, finirono le persecuzioni dei Cristiani.

 

Il Bernini scolpì Costantino a Cavallo nel suo studio romanoportandolo a termine ne 1668. Non fu semplice trasportare l’opera da lì fino fino ai piedi della Scala Regia e addirittura fu necessario far sorvegliare la scultura dalle guardie durante le ore notturne.

Assi, travi, argani, quantità enormi di paglia furono alcuni degli elementi usati per il trasporto e il successivo collocamento nella nicchia.



lunedì 19 febbraio 2024

Anima dannata - Gian Lorenzo Bernini - Palazzo di Spagna

 Anima dannata

Gian Lorenzo Bernini

Palazzo di Spagna


Anima dannata è un busto realizzato nel 1619 da Gian Lorenzo Bernini. La statua è conservata al Palazzo di Spagna di Roma, sede dell'ambasciata spagnola e anche noto come Palazzo Monaldeschi.

Un'espressione così incisiva e violenta non era mai stata sperimentata nel mondo dell'arte prima del tentativo di Bernini.
Quest'opera è contrapposta ad un altro busto, quello dell'Anima beata: le due sculture insieme, infatti, sono l'esempio delle anime condannate alla dannazione eterna e di quelle salve dei beati. Anima dannata rappresenta "un giovane oppresso dal tormento, che guarda in basso, come se stesse osservando, e contemporaneamente sentendo, gli orrori dell'inferno."

Recenti studi hanno però ipotizzato che non si tratti della raffigurazione di un soggetto cristiano, bensì di quella di un satiro. L'espressione è caratterizzata dagli occhi sbarrati, dalle sopracciglia alte e dalla bocca spalancata: tutti questi attributi conferiscono al volto della giovane anima un'espressione di sorpresa mista a terrore.



Anima beata Gian Lorenzo Bernini Palazzo di Spagna

Anima beata

Gian Lorenzo Bernini

Palazzo di Spagna 


Anima beata è un busto in marmo realizzato da Gian Lorenzo Bernini. Scolpito attorno al 1619, è in contrapposizione ad un'altra opera, quella dell'Anima dannata. È accertato che entrambe le sculture siano state commissionate dal cardinale Montoya, del quale lo stesso Bernini realizzò un busto. La loro collocazione originaria era la sacrestia della chiesa di San Giacomo degli Spagnuoli, anche nota come chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore; sul finire del XIX secolo furono poi trasferite all'ambasciata spagnola presso il Palazzo Di Spagna.

Pur non essendo particolarmente conosciuta, l'opera attirò l'attenzione di alcuni visitatori di Roma. In particolare, il pittore Joshua Reynolds affermò che la scultura "ha tutta la dolcezza e la felicità perfetta, manifeste nella sua espressione, che si possano immaginare." Tuttavia, Anima beata non è stata considerata una delle opere migliori.

Studi recenti hanno messo in dubbio l'identificazione del busto come quello della personificazione della beatitudine cristiana, ipotizzando invece che si tratti della raffigurazione di una ninfa.



Medusa - Gian Lorenzo Bernini - Musei capitolini

 Medusa

Gian Lorenzo Bernini

Musei capitolini


Il busto di Medusa è un'opera scultorea in marmo ispirata all'omonimo personaggio mitologico. Realizzata probabilmente verso il 1640 circa, è entrata a far parte della collezione dei Musei capitolini al Palazzo dei Conservatori nel 1731. È attribuita a Gian Lorenzo Bernini.

Ovidio narra che la mitica Medusa aveva il potere di pietrificare chiunque osasse incrociare il suo sguardo. Bernini scolpisce un vero e proprio ritratto della più bella e mortale delle Gorgoni (si tratta di un Busto, non di una Testa troncata), fermata nel momento transitorio della metamorfosi.

Medusa sta osservando in un immaginario specchio la sua immagine riflessa ed è colta nel momento in cui, con dolore ed angoscia, prende coscienza dell'atroce beffa e, materialmente davanti ai nostri occhi, si trasforma in un marmo. 

La Medusa, nelle intenzioni di Bernini, è una raffinata metafora barocca sulla scultura e sulle virtù dello scultore che ha il potere di lasciare "impietrito" dallo stupore chi ammira la straordinaria abilità del suo scalpello.



Salvator Mundi - Gian Lorenzo Bernini - Basilica di San Sebastiano fuori le mura

 Salvator Mundi

Gian Lorenzo Bernini

Basilica di San Sebastiano fuori le mura


Il busto del Salvatore (Salvator Mundi) è l'ultima scultura di mano dello scultore barocco Gian Lorenzo Bernini, eseguita nel 1679, quando l'artista aveva ormai ottant'anni, e da lui lasciata in testamento all'amica e committente la regina Cristina di Svezia. Considerato perduto, fu "riscoperto" nel 2001 da Francesco Petrucci, forse il più grande studioso vivente dell'opera del grande maestro, l'attribuzione del quale è stata largamente condivisa dalla pressoché totalità degli storici dell'arte, ed è attualmente conservato nella basilica di San Sebastiano fuori le mura a Roma.

Lo storico dell'arte Tomaso Montanari, uno dei maggiori studiosi del Bernini, non ritiene però la scultura opera dell'artista, preferendogli la versione nel Chrysler Museum di Norfolk.
Gesù Cristo, il Salvatore, è raffigurato «più grande del naturale» (103 cm) con la mano destra leggermente sollevata, come in atto di benedire. Bernini attribuiva particolare importanza a questo «divino simulacro» che egli chiamava il suo «beniamino», cui dedicò «tutti gli sforzi della sua cristiana
pietà e dell'arte medesima». 

Dai contemporanei fu considerata un'opera straordinaria degno testamento dell'eccezionale carriera dell'artista. Per Bernini l'opera mancava «di vivacità e tenerezza e delle altre buone qualità dell'operar suo» a causa dell'età avanzata.



Biografia

 Gian Lorenzo Bernini Gian Lorenzo Bernini nasce a Napoli il 7 dicembre 1598 dove il padre Pietro, sculture, e la madre Angelica Galante si ...