Gian Lorenzo Bernini
G.L. BERNINI
Statue del Bernini a Roma
mercoledì 28 febbraio 2024
Biografia
giovedì 22 febbraio 2024
Ratto di Proserpina - Galleria Borghese
Ratto di Proserpina -
Galleria Borghese -
L’opera raffigura il rapimento di Proserpina per mano di Plutone, dio degli Inferi. Il mito, presente sia in Claudiano sia in Ovidio, narra del rapimento della fanciulla sulle rive del lago di Pergusa, nelle vicinanze di Enna. La madre Cerere, dea delle messi, folle di dolore, ridusse alla siccità la terra, costringendo Giove a intercedere presso Plutone per consentire alla giovane di tornare da lei per sei mesi l’anno.
Bernini rappresenta il momento culminante dell’azione: il dio fiero e insensibile sta trascinando Proserpina nell’Ade, i muscoli sono tesi nello sforzo di sostenere il corpo che si sta divincolando, tanto che le mani di Plutone affondano nella sua carne.
L’impianto della scultura è spinto fino ai limiti della stabilità dalle due figure che si ritraggono l’una dall’altra pur rimanendo frontali rispetto allo spettatore. L’avvitamento della fanciulla richiama il virtuosismo di gusto manierista, ma la potenza della plastica, la tensione dei muscoli, la tenerezza sensuale delle carni, l’intensità del sentimento esprimono un nuovo linguaggio espressivo, fondato su un naturalismo evidente nella straordinaria resa materica delle superfici.
Enea, Anchise e Ascanio - Galleria Borghese
Enea, Anchise e Ascanio -
Galleria Borghese -
Il gruppo scultoreo di Enea, Anchise e Ascanio fu eseguito da Gian Lorenzo Bernini fra
il 1618 e il 1619, quando l’artista aveva vent’anni.
Il soggetto proposto è ripreso dal
libro dell’Eneide di Virgilio nel quale viene raccontata la fuga dei tre personaggi da Troia in preda alle fiamme. Sebbene
l’opera si attenga a quanto narrato nel testo, non mancano le interpretazioni personali del Bernini.
Enea porta sulle spalle il padre Anchise che
oramai è paralizzato e non potrebbe scappare da solo. A sua volta Anchise tiene in mano un vaso contenente i Lari Tutelari,
cioè gli antenati.
Segue a ruota Ascanio, figlio di Enea che
stringe fra le mani l’eterno fuoco custodito nel
tempio di Vesta che servirà per accendere una nuova esistenza a Roma.
Le tre diverse età dei protagonisti hanno consentito
a Bernini di dare sfoggio al suo virtuosismo tecnico nella resa dei rispettivi
corpi.
Mentre l’epidermide del bambino è levigata ma percettibile come morbida, quella di Enea è
più turgida se paragonata a quella ricca di pieghe di Anchise.
Il gruppo di Enea, Ascanio e Anchise è il più datato dei quattro (gli altri sono l'Apollo e Dafne, il Ratto di Proserpina, e il David) che il cardinale Scipione Borghese aveva
commissionato all’artista e già dall’ottobre del 1619 era esposta nella
villa di Scipione.
L'opera, in un
certo senso ancora sperimentale, rivela inoltre una meditata riflessione su
numerosi brani pittorici. Tra i riferimenti iconografici più significativi
troviamo il San Girolamo di Caravaggio, cui Bernini si rifece per la figura di Anchise, ma anche l'Ultima comunione di San Girolamo di Domenichino, l'Incendio di Borgo di Raffaello Sanzio e il Tondo
Doni di Michelangelo.
David - Galleria Borghese
David -
Galleria Borghese -
Angelo con corona di spine - Angelo con cartiglio - Basilica di Sant'Andrea delle Fratte
Angelo con corona di spine - Angelo con cartiglio -
Basilica di Sant'Andrea delle Fratte -
Angelo con corona di spine e Angelo con cartiglio sono due
splendide statue di angeli custoditi all’interno della Chiesa di Sant’ Andrea delle Fratte a
Roma, poco distante dalla più celebre Piazza di Spagna, nel rione Campo Marzio.
I due angeli sono stati realizzati nel 1667 da Gian Lorenzo Bernini, su commissione del Papa
Clemente IX Rospigliosi.
Entrambe
le statue sono scolpite in una posa classica e rifinite nei minimi particolari,
con estrema cura nei dettagli tanto che Gian Lorenzo Bernini lavora ben
due anni alla loro completa realizzazione.
Invero, in
origine il Bernini esegue i due angeli per Ponte Sant’ Angelo ma, in seguito,
gli stessi, ritenuti troppo belli per essere posti sul ponte e lasciati
all’aperto e alle intemperie atmosferiche, vengono donati alla Chiesa di Sant’
Andrea delle Fratte, mentre gli angeli che attualmente si trovano sul Ponte
Sant’Angelo sono delle copie e sono stati realizzati dagli
allievi del Bernini, sotto la sua rigida guida e direzione. In particolare la
copia dell’ Angelo con corona di spine viene realizzata dallo
scultore Paolo Naldini mentre la copia dell’ Angelo con il
cartiglio viene realizzata da Giulio Cartari.
L’ Angelo
con corona di spine,
così chiamato in quanto regge tra le mani una corona di spine, è raffigurato in
piedi, a figura intera, con il busto inclinato ma composto, la gamba
destra leggermente piegata in avanti e lo sguardo rivolto lateralmente, il
tutto delineato nei minimi particolari che conferiscono all’opera un pacato
senso di dinamismo.
L’ Angelo
con cartiglio è,
anch’esso, raffigurato in piedi, a figura intera, con la gamba destra piegata
leggermente in avanti mentre tra le mani regge il cartiglio dell’Inri, spostato
sul lato destro. Il marmo perde la staticità del peso donando ad entrambe le
statue un perpetuo senso di leggerezza e di movimento.
Apollo e Dafne - Galleria Borghese
Apollo e Dafne -
Galleria Borghese -
Apollo e Dafne fu commissionata dal cardinale Scipione Caffarelli-Borghese allo scultore Gian Lorenzo Bernini, all'epoca poco più che ventenne. L'esecuzione fu iniziata nell'agosto del 1622 e terminò nel 1624, avvalendosi della collaborazione di uno dei componenti della sua bottega, lo scultore carrarese Giuliano Finelli, che intervenne nelle parti più delicate dell'opera, eseguendo il fogliame e le radici.
Statua di Urbano VIII - Musei capitolini
Statua di Urbano VIII
Musei capitolini
Gian Lorenzo Bernini eseguì nell’arco del papato di Maffeo
Barberini una grande quantità di effigi del pontefice in marmo e in bronzo,
segno di un sodalizio duraturo e prolifico tra committente e artista.
La Verità svelata dal Tempo - Galleria Borghese
La Verità svelata dal Tempo -
Galleria Borghese -
Estasi della beata Ludovica Albertoni - Chiesa di San Francesco a Ripa
Estasi della beata Ludovica Albertoni -
Chiesa di San Francesco a Ripa -
La scultura “Estasi
della beata Ludovica Albertoni”, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini fu realizzata
dall’artista nel 1674 per la chiesa di San Francesco a Ripa, a Roma.
La terziaria francescana Ludovica Albertoni, visse a Roma del 1474 e il 1533 e venne beatificata
nel 1671 per le sue visioni mistiche e la dimensione
trascendentale che aveva.
In quello stesso anno la famiglia Altieri volle
dedicarle un importante altare nella propria cappella all’interno
della chiesa di San Francesco e affidò il progetto tutto da
inventare nelle mani di Gian Lorenzo Bernini che all’epoca aveva una settantina
d’anni.
Lo scultore e architetto oramai celeberrimo e conteso da tutte
le corti d’Europa, si fece carico della struttura
architettonica della cappella facendo realizzare due pareti inclinate e
arretrando la parete di fondo per nascondere le due finestre verticali.
In questo modo creò
un’efficace illuminazione radente capace di dar luce all’opera nella penombra
della cappella.
Scolpì poi Ludovica Albertoni su di un letto finemente lavorato sorretto da un
drappeggio in diaspro che sembra leggero quanto una nuvola. Il
corpo della donna è semi disteso con la schiena
inarcata. Rivolge il volto verso
l’alto mostrando un forte coinvolgimento estatico.
Con il capo velato e le mani portate al petto che
movimentano la veste per aumentare il senso di sconvolgimento,
la mistica è completamente in preda all’estasi che sta vivendo.
Bernini volle rappresentare il momento esatto in cui la beata veniva pervasa dalla potenza di
Dio mostrando lo sconvolgimento dei sensi. La
raffigurazione della donna in quel momento così intenso non piacque a
tutti, soprattutto a quelli che vedevano nel volto della donna l’espressione di
un’estasi più terrena che mistica.
Immediatamente dietro la scultura, fu posta una tela realizzata da Giovan Battista Gaulli detto il Baciccia,
realizzata per essere in netto contrasto con l’opera in candido marmo in primo
piano. Raffigura Sant’Anna con la Vergine e il Bambin Gesù.
La scultura della beata Ludovica Albertoni è stata
restaurata recentemente, nel 2019 da Elisabetta Zatti con la
supervisione di Aldo Mastroianni e Carlo Festa.
Il restauro ha coinvolto sia l’opera in marmo di Bernini che lo sfondo in oro con rilievi, gli angeli
in stucco bianco e il drappo in alabastro con le frange in bronzo dorato.
mercoledì 21 febbraio 2024
Estasi di Santa Teresa d'Avila - Chiesa di Santa Maria della Vittoria
Estasi di Santa Teresa d'Avila -
Chiesa di Santa Maria della Vittoria -
La grandiosa opera di Gian Lorenzo Bernini mostra la Santa con il volto e le vesti sconvolte
dall’impeto dell’estasi, resa concreta dalla freccia con cui l’angelo la trafigge, simbolo
dell’Amor Divino mentre la luce naturale che illumina l’opera
dall’esterno carica ancor più la scena di pathos.
Fu il cardinale
veneziano Federico Cornaro a commissionare all’artista la realizzazione della
cappella dedicata a Santa Teresa d’Avila per accogliere le spoglie dei suoi
familiari.
La scena principale
con la transverberazione di Santa Teresa è posizionata al di sopra dell’altare. La Santa incontra l’angelo che le trapassa con il dardo acceso
dall’amore di Dio il cuore.
Dal cielo scendono
raggi di luce, resi ancora più brillanti da un lanternino nascosto e acceso.
Nei palchetti a destra e a
sinistra si vedono sette cardinali e un doge
appartenente alla famiglia Cornaro che guardano la scena
che si sta svolgendo sotto i loro occhi.
Lo spettatore che
si trova dinnanzi alla Cappella Cornaro si ritrova direttamente coinvolto nella
scena e se ne sente parte.
I lavori alla Cappella iniziarono già nel 1647, quando gli scalpellini si misero al lavoro seguendo il progetto del Bernini per dar forma alle varie pietre come il
diaspro, lapislazzuli, brecce, bardiglio e alabastri delle decorazioni e
dei rivestimenti.
Il Bernini affidò la realizzazione dei busti dei cardinali in marmo e gli stucchi alle loro
spalle a quatto diversi artisti: Antonio Raggi, Jacopantonio Fanclli, Lazzaro Morelli
e Baldassarre Mari.
Lo spettacolare gruppo al centro invece fu scolpito solo da Gian Lorenzo Bernini.
Santa Bibiana - Chiesa di Santa Bibiana
Santa Bibiana -
Chiesa di Santa Bibiana -
Daniele e il leone - Basilica di Santa Maria del Popolo
Daniele e il leone -
Basilica di Santa Maria del Popolo -
Abacuc e l'angelo - Basilica di Santa Maria del Popolo
Abacuc e l'angelo -
Basilica di Santa Maria del Popolo -
martedì 20 febbraio 2024
San Longino - Basilica di San Pietro
San Longino -
Basilica di San Pietro -
Il peso della cupola di San
Pietro è sorretto da quattro grandi pilastri,
ciascuno dedicato a un Santo e con un prezioso segreto al suo interno.
Papa Urbano VIII volle posizionare all’interno delle nicchie dei piloni
quattro santi: Santa Veronica, Sant’Elena,
Sant’Andrea e San Longino. Commissionò il lavoro al Bernini ma l’artista realizzò materialmente solo il
San Longino a partire dal 1631 e affidò le altre opere ad altrettanti
artisti: Mochi, Bolgi e Dusquesnoy.
Alte più di quattro metri, queste
grandi opere indicano quale fosse la reliquia custodita all’interno della
cappella presente nel pilone. Se si guarda al di sopra delle teste dei Santi, si vedono le logge dove in occasioni particolari venivano esposte.
La scultura del San Longino è l’unica che fu scolpita da Gian Lorenzo
Bernini. San Longino era il legionario romano che con la lancia
trafisse il costato di Gesù sulla Croce. All’interno del pilone era stata messa
la reliquia della punta della lancia che era arrivata a Roma nel 1492 grazie
alla mediazione di papa Innocenzo VIII con Bayazid, il sultano turco.
Il Bernini realizzò l’opera in un arco
di tempo sette anni, fra il 1631 e il 1638, scegliendo di raffigurare l’uomo
immediatamente convertito dopo aver commesso il celebre gesto. Mentre volge lo
sguardo verso l’alto, San Longino ha un mantello che gli avvolge il corpo che
pare mosso dal vento.
L’opera è stata realizzata usando
cinque diversi blocchi assemblati fra di loro con perni metallici. Il più
grande è quello del corpo centrale poi è stato aggiunto un blocco per il
mantello, uno per ciascun braccio e infine uno per il drappeggio dietro.
Sopra la nicchia è incisa l’iscrizione
con la quale si racconta proprio della presenza della reliquia all’linterno del
pilastro “Longini
Lanceam, quam Innocentius VIII. á Baiazette Turcarum Tyranno accepit, Vrbanus
VIII. Statua adposita, et Sacello substructo, in exornatum conditorium transtulit”.
Statua di Matilde di Canossa - Basilica di San Pietro
Statua di Matilde di Canossa -
Basilica di San Pietro -
La visione di Costantino - Basilica di San Pietro
La visione di Costantino -
Basilica di San Pietro -
L’opera è posizionata alla base della Scala Regia e
si può ammirare a destra entrando nel porticato della Basilica di San
Pietro in Vaticano.
Già durante il pontificato di
Innocenzo X, ci fu la volontà di dedicare all’imperatore romano
che aveva scelto come religione di Stato il cristianesimo, un’opera monumentale nell’area vaticana. Così nel 1654 si rivolse al Bernini affidandogli la
realizzazione della scultura da posizionare all’interno di una nicchia dentro la Basilica che riprendesse un po’ il
modello di Matilde di Canossa.
Papa Innocenzo X poco dopo passò a miglior
vita e il successore Alessandro VII,
salito alla soglia pontificia l’anno successivo, volle ampliare quel progetto. Garantì all’artista l’arrivo da Carrara di un grande blocco di marmo per scolpire
cavallo e cavaliere tirando in ballo una nuova
collocazione, ai piedi della Scala Regia a cui lo
stesso Bernini stava costruendo.
Per motivi ancora non ben chiari, il Bernini
mise mano alla scultura non prima del 1662 dando forma poco a poco
all’imperatore Costantino a cavallo.
La nuova nicchia, esterna alla
basilica, era così grande che l’opera sembrava scomparirci dentro. Bernini risolse il
problema in modo brillante, mettendo alle spalle del gruppo scultoreo un panneggio sinuoso che non solo mette in evidenza Costantino a
Cavallo ma gli dona anche un maggiore dinamismo.
A differenza di tante altre opere
dell’artista, gli esperti che a lui hanno dedicato anni di studi, sono concordi
nell’affermare che quel marmo fu lavorato solo dal
Bernini. Inoltre, andando a scartabellare fra i documenti
relativi alla commissione, risulta che effettivamente solo a
lui sono intestati i pagamenti per un totale di 7mila scudi romani.
Guardando l’opera si ha l’impressione di
essere dinnanzi a un fermo immagine scolpito nella
pietra del momento in cui l’imperatore ebbe la visione della Croce, poco prima della battaglia di Ponte Milvio contro
Massenzio che si era proclamato da solo imperatore.
Mentre
Costantino stava pregando assieme ai suoi soldati in vista dello scontro, apparse nel cielo una Croce splendente al di sopra del sole con la
scritta in latino In Hoc Signo Vinces ovvero “sotto
questo segno vincerai”.
Fiduciosi
e incoraggiati da quella mistica visione, i soldati di
Costantino sconfissero le truppe di Massenzio ed entrarono trionfalmente a
Roma concedendo la libertà di culto e quindi,
di conseguenza, finirono le persecuzioni dei Cristiani.
Il Bernini scolpì Costantino a Cavallo nel suo studio romano, portandolo a termine ne 1668. Non fu semplice
trasportare l’opera da lì fino fino ai piedi della Scala Regia e
addirittura fu necessario far sorvegliare la
scultura dalle guardie durante le ore notturne.
Assi, travi, argani, quantità
enormi di paglia furono alcuni degli
elementi usati per il trasporto e il successivo collocamento nella nicchia.
lunedì 19 febbraio 2024
Anima dannata - Gian Lorenzo Bernini - Palazzo di Spagna
Anima dannata
Gian Lorenzo Bernini
Palazzo di Spagna
Anima beata Gian Lorenzo Bernini Palazzo di Spagna
Anima beata
Gian Lorenzo Bernini
Palazzo di Spagna
Medusa - Gian Lorenzo Bernini - Musei capitolini
Medusa
Gian Lorenzo Bernini
Musei capitolini
Salvator Mundi - Gian Lorenzo Bernini - Basilica di San Sebastiano fuori le mura
Salvator Mundi
Gian Lorenzo Bernini
Basilica di San Sebastiano fuori le mura
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